jonathan safran foer

io ero l’albero e il mondo era il fiume – jonathan safran foer

odilon redon

odilon redon

a mio figlio non nato: non sono stato sempre in silenzio, prima parlavo, parlavo, parlavo, parlavo e non riuscivo a tenere la bocca chiusa, il silenzio si è impadronito di me come un cancro, successe una delle prime volte che mangiavo in america, quando tentai di dire al cameriere: ‘il modo in cui mi ha dato quel coltello mi ricorda..’ ma non riuscii a finire la frase, il nome di lei non usciva, ci riprovai e non usciva ancora, lei era chiusa dentro di me, che strano, pensai, che frustrazione, che cosa patetica, che tristezza, tirai fuori una penna e scrissi sul tovagliolo ‘anna’, poi risuccesse due giorni dopo, e il giorno dopo ancora, lei era l’unica cosa di cui volessi parlare, ...>>

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giovedì 28 giugno, 2012 21:39:55 angeli feriti qualunque Nessun commento

mai una volta – jonathan safran foer

edward hopper

edward hopper

e  il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità, non era il mondo, non erano le case in fiamme, ero io con il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto, il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalle felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato

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martedì 30 agosto, 2011 21:28:33 angeli feriti qualunque Nessun commento

dita per tappare i fori – jonathan safran foer

anish kapoor

anish kapoor

dietro la sua finestra brod manteneva un accurato equilibrio, mai permettendo agli uomini di avvicinarsi troppo, mai permettendo loro di andare troppo alla deriva. aveva un bisogno disperato di loro, non solo per i favori, non solo per quello che avrebbe potuto ottenere a vantaggio di yankel e di se stessa e che yankel non poteva permettersi, ma perché fornivano dita per tappare i fori della diga che tratteneva la verità a lei nota: cioè che non amava la vita. che non c’era una ragione convincente per vivere

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lunedì 22 agosto, 2011 11:30:35 angeli feriti qualunque Nessun commento

amo l’impazienza – jonathan safran foer

vincent van gogh

vincent van gogh

mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno

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sabato 20 agosto, 2011 10:28:58 respirare Nessun commento