qualunque cosa succeda – marina ruberto

domenico gnoli

domenico gnoli

mia madre iniziò ad invecchiare il giorno in cui smise di tingersi i capelli.

non che la sua grigia criniera le impedisse di essere oltraggiosamente bella, intendiamoci.

e’ che proprio lei, quel mattino, si svegliò e decise di invecchiare.

fu una scelta che non compì per stanchezza, né perché fosse malata (godeva, anzi, di ottima salute). non la compì per raggiungere qualcuno nell’aldilà (le persone che amava erano tutte intorno a lei) e nemmeno perché si sentisse sola.

per giustificare l’abbandono dell’unica piccola civetteria che si concedeva, disse che una donna con i capelli neri, alla sua età, rischia di cadere nel ridicolo. ma in verità, il suo corpo tonico e la sua pelle levigata erano in perfetta sintonia con la folta capigliatura corvina che nessuno aveva mai trovato ridicola.

per parecchio tempo non capii e perciò non diedi importanza alla cosa.

solo anni dopo misi insieme tutte le tessere del puzzle, pensando agli sguardi che quella donna involontariamente sensuale attirava su di sé. e ricordai come la guardava l’amico di papà, il mio “quasi” fidanzato gigi, il compagno di scuola di mio fratello alessandro.

bastava che mia madre entrasse in una stanza, per calamitare l’attenzione di tutti i presenti; uomini e donne. la sua bellezza oscurava chiunque.

un giorno, quindi, non avendo altri mezzi per rendersi invisibile, decise di invecchiare. e lo fece solo per amore. dal momento che il suo fascino era talmente ingombrante da rendere difficile la vita delle persona amate, lei semplicemente ci rinunciò; sorridendo soddisfatta ogni volta che si scopriva una nuova, piccola ruga davanti allo specchio.

le conseguenze furono superiori alle sue stesse previsioni. io mi sposai con il “quasi” fidanzato che aveva smesso di desiderarla, i compagni di alessandro iniziarono finalmente a ignorare la sua presenza e papà, liberato dall’ansia di proteggerla da tutti, s’innamorò di un’altra donna e se ne andò.

mia madre si ammalò di tristezza e poi di tumore. temetti di perderla, ma lei guarì con la caparbia volontà che avevo imparato a riconoscere.

non scorderò mai il giorno in cui la trovai con ciotola, pennello e guanti di plastica davanti allo specchio del bagno. i capelli, dopo la terapia, le erano ricresciuti più folti di prima e lei se li stava tingendo, ciocca per ciocca, concentrata e serissima. lavorava con amore e dedizione totali; come se il pennello stesse decorando una tela rara e preziosa. sembrava che stesse facendo la cosa più importante della sua vita.

ed anche se era dimagrita e stanca… anche se i suoi occhi erano bordati di scuro, capii che era tornata.

“ricordati, mara” mi disse, guardandomi dallo specchio “qualunque cosa succeda… non devi mai rinunciare a quello che sei. non c’è niente e nessuno al mondo che meriti un tale sacrificio. coltiva sempre la tua intelligenza, il tuo talento e l’amore per te stessa.

e…- ”aggiunse con un sorriso – “fai dei tuoi capelli quello che ti pare e piace”.

due anni dopo si risposò con un uomo che non aveva paura di niente.

marina ruberto | morghi@fastwebnet.it | www.marinaruberto.eu

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venerdì 15 ottobre, 2010 18:45:55 angeli feriti qualunque

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