il nocciolo di me che non ho potuto salvare – jorge luis borges

robert mapplethorpe

robert mapplethorpe

l’inutile alba mi trova a un deserto
angolo di strada;
sono sopravvissuto alla notte.
le notti sono onde superbe; neroazzurre
pesanti onde
cariche d’ogni sfumatura di
profondi detriti e
oggetti improbabili
e desiderabili.
le notti son solite arrecare misteriosi
doni e rifiuti,
di oggetti per metà ceduti
per metà trattenuti, di
gioie con un emisfero oscuro.
vi dico che le notti
agiscono in questo modo.
la marea notturna mi ha lasciato
gli usati frammenti
e relitti: qualche odiato amico
con cui chiacchierare,
musica per i sogni, fumo di cenere amara.
ciò di cui il mio cuore affamato
non sa che farsi.
l’alta ondata ha portato te.
parole, ogni parola, il tuo riso:
tu così indolentemente
e incessantemente bella.
abbiamo parlato e tu hai
dimenticato le parole.
l’alba che tutto distrugge mi trova
in una deserta strada della mia città.
il tuo profilo rivolto altrove, i suoni
che compongono
il tuo nome, la musica del tuo
riso: sono questi gli
splendidi balocchi che mi hai lasciato.
li rigiro tra me nell’alba, li smarrisco,
li ritrovo:
li enumero ai rari cani spersi e alle
poche stelle sperse nell’alba.
la tua oscura, intensa vita…
debbo raggiungerti, in qualche modo;
metto via quei
grandiosi doni che mi hai lasciato.
io voglio il tuo
sguardo segreto, il tuo sorriso vero
- quel sorriso solitario, e ironico
che il tuo freddo specchio conosce.

II

con che cosa potrei trattenerti?
quel che ho da offrirti sono povere strade, tramonti disperati,
la luna
dei cenciosi sobborghi
ti offro l’amarezza di un uomo che ha guardato
lungamente la solitaria luna.
ti offro i miei avi, i miei morti, gli spiriti
che i viventi hanno onorati nel bronzo:
il
 padre di mio padre ucciso alla frontiera di buenos
aires, con due pallottole nei polmoni, morto barbuto
avvolto dai suoi soldati in una pelle di
vacca: il nonno di mia madre – aveva appena ventiquattro anni -
che guidò una carica di trecento uomini in perù,
ora fantasmi su cavalli dileguati.
ti offro tutto ciò che i miei libri contengono,
e tutto ciò che di dignitoso e sprezzante riempie la mia vita.
ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato fedele.
t’offro il nocciolo di me che non ho potuto salvare,
- il centro del cuore non consiste in
parole, non si baratta coi sogni e non
è intaccato da tempo, gioie e avversità.
ti offro il ricordo di una rosa gialla vista
anni prima che tu nascessi.
ti offro spiegazioni di te, teorie su
te, vere e sorprendenti notizie
che ti riguardano.
posso darti la mia solitudine, le mie tenebre, la fame
del mio cuore: tento di sedurti con
l’incertezza, col pericolo, con la sconfitta.

1934

ordinabile presso

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domenica 25 luglio, 2010 16:34:17 angeli feriti qualunque

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