di più di ogni per sempre – erri de luca

domenico gnoli

domenico gnoli

aveva mani spellate da un malanno, il solo che ho amato. veneravo quelle dita screpolate, rosse, indolenzite, non l’ha creduto mai. fosse stata lebbra gliel’avrei leccata per appiccicarmela alla lingua, fosse stata morte l’avrei voluta io.
meno di questo, l’amore non è niente.

mi contavo i muscoli, le ossa, com’ero poco, mi contavo gli anni, le monete: come potevo tenerla? lei cresceva, era un tempo di fichi d’india e una catena di baci esauditi. non avevo altro da desiderare oltre l’uscio dei baci.

era inverno e stavo in una stanzetta, la prima in affitto, vicino a villa ada. avevo inchiodato al muro una camicia. si aprivano i bottoni e dentro c’erano due fotografie, sue. mi venne a trovare di nascosto, ero ammalato. sbolliva addosso a me una qualche febbre spessa, prepotente. aprendo la porta mi sono tenuto forte alla maniglia. mi ha preso stretto, come abbracciare l’inverno, brividi battenti, marmo dentro i piedi. non c’era riscaldamento, ma me ne sono accorto in quel momento. il corpo era duro di freddo, mentre avrei voluto nelle vene più cioccolata che sangue. mi tenne nel suo cappotto di pelle di montone foderato a lana. chiuse la porta col tacco e mi spinse all’indietro verso il letto senza allentare l’abbraccio.
mi stese, poi si tolse i panni lasciandosi una veste bianca, lieve. entrò nel buio delle coperte e mi coprì tutto il corpo col suo. stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo. le nostre parti combinavano una coincidenza, mano su mano, piede su piede, capelli su capelli, ombelico su ombelico, naso a fianco di naso a respirare solo con quelle bocche unite. non erano baci, ma combaciamento di due pezzi. se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando. assorbiva il mio freddo e la mia febbre, materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore. il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo, come fa una terra con la neve. se esiste un’alleanza tra femmina e maschio, io l’ho provata allora.
durò un’ora, di più di ogni per sempre. prima di andare rise della camicia al muro. è la mia crocifissione abbottonata. non glielo dissi che dentro c’era lei. non venne più. l’inverno ci staccava. era venuta per lasciarmi e invece s’era stesa a guarirmi.
le cose migliori dell’amore accadono per caso, si capiscono dopo. credevo che quella visita era inizio per noi di più vasta vita insieme, era termine invece. credevo al dopo ed era il prima.

ordinabile presso

Tags: ,

venerdì 19 febbraio, 2010 19:25:42 angeli feriti qualunque

Leave a Reply