quasi profeticamente – milena jesenská/franz kafka

piet mondrian

piet mondrian

[…] lo conoscevano in pochi perché era un individuo solitario, un uomo sapiente, spaventato dal mondo. da anni era affetto da una malattia polmonare e sebbene la curasse, tuttavia consapevolmente la nutriva e incoraggiava col pensiero. quando l’animo e il cervello non riescono più a tollerare il peso, scrisse una volta in una lettera, i polmoni se ne addossano la metà, affinché esso perlomeno sia meglio distribuito. cosí fu anche per la sua malattia. essa gli conferiva una delicatezza quasi stupefacente, un raffinamento d’ingegno del tutto alieno da compromessi; ma lui, l’uomo, aveva scaricato sulla malattia tutta la propria angoscia intellettuale. era timido, timoroso, delicato e buono, ma i suoi libri sono crudeli e dolorosi. nel mondo scorgeva invisibili demoni, che straziano e distruggono l’essere umano indifeso. era troppo perspicace, troppo saggio per poter vivere, troppo debole per lottare, debole come lo sono le creature nobili, belle, che non sono capaci di accettare la lotta contro la loro paura dell’incomprensione, della mancanza di bontà, della menzogna intellettuale, poiché sin dal principio sono coscienti della loro fragilità e nella sconfitta umiliano l’avversario. conosceva gli uomini, come solo un essere di grande sensibilità nervosa è in grado di riconoscerli, un essere solitario, che da un unico sguardo, quasi profeticamente comprende l’altro. […] la sua coscienza di uomo e artista era a tal punto affinata da consentirgli di penetrare anche laddove gli altri, sordi, ritenevano di essere al sicuro

 

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mercoledì 9 maggio, 2012 14:16:37 angeli feriti qualunque

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