nell’intemporaneo – eugenio montale

george schneeman

george schneeman

il mio sogno non è nelle quattro stagioni.

non è nell’inverno
che spinge accanto a stanchi termosifoni
e che spruzza di ghiaccioli i capelli già grigi.
e non è nei falò accesi, nelle periferie
dalle pandemie erranti, non è nel fumo
d’averno che lambisce i cornicioni
e neppure è nell’albero di natale
che sopravvive, forse, solo nelle prigioni.

il mio sogno non è nella primavera
l’età di cui ci parlano antichi tabulari,
e non è nelle ramaglie che stentano a mettere piume,
e non è nel tinnulo della marmotta
quando s’affaccia dal suo buco,
e neanche è nello schiudersi delle osterie e dei crotti
e non è nell’illusione che ormai più non piova
o pioverà forse altrove, chissà dove.

il mio sogno non è nell’estate
nevrotica di falsi miraggi e non è nelle lunazioni
di malaugurio, non è nel reticolato
del tramaglio squarciato dai delfini,
non è nei barbagli dei suoi mattini,
e non è nelle subacquee peregrinazioni
di chi affonda con sé e col suo passato.

il mio sogno non è nell’autunno
fumicoso, avvinato, rinvenibile
solo nei calendari o nelle fiere
dei barbanera, non è nelle sue nere
fulminee sere, non è nelle processioni
vendemmiali o liturgiche, non è nel grido dei pavoni
non è nel giro dei frantoi, non è nell’intasarsi
della larva e del ghiro.

il mio sogno non sorge mai dal grembo
delle stagioni, ma nell’intemporaneo
che vive dove muoiono le ragioni
e Dio sa s’era tempo; o s’era inutile.

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domenica 23 ottobre, 2011 11:07:55 silenzi

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