scuotile per le ali – pedro salinas
non serbare nulla, spendi,
sperpera allegrie, gioie,
scambiale con aria azzurra
perché vadano volando,
per il cielo, fanne acqua,
riempi i torrenti del mondo
delle sue schiume sprizzanti,
entra in anime assopite,
e scuotile per le ali,
agita, come di grano,
grandi campi di speranze, ...>>
la passione non accetta – jeanette winterson
la passione non accetta delusioni. nulla è più umiliante che scoprire l’essere amato indegno del proprio amore
la luce aveva un corpo – paul eluard
tu sei venuta il fuoco allora si è ridesto
l’ombra ha ceduto il gelo di quaggiù s’è incrinato
e la terra s’è coperta
della tua chiara carne e mi sono sentito leggero
sei venuta tu era vinta la solitudine
ora avevo una guida sulla terra ora sapevo
dirigermi sapevo me smisurato esistere
avanzavo vincevo più tempo più spazio
andavo verso di te io andavo
senza fine verso la luce
la luce aveva un corpo la speranza
tendeva la sua vela
sentire di più, pensare di meno – charles bukowski
e non ci si può fare niente. puoi startene in cima a una montagna a meditare per decenni e non cambierà una virgola. puoi cambiare te stesso e fartene una ragione, ma forse anche questo è sbagliato. magari pensiamo troppo. sentire di più, pensare di meno.
vetri opachi – fernando pessoa
ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché. non ho mai avuto l’ arte di vivere in maniera attiva. ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare. voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo. fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi… non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità. ...>>
pianure di silenzio – sophia de mello breyner andresen
spogliata di tutti i miei mantelli
separata da indovini maghi e dèi
per rimanere sola davanti al silenzio
davanti al silenzio e allo splendore della tua faccia
ma tu sei di tutti gli assenti l’assente
né la tua spalla mi sostiene né la tua mano mi tocca
il mio cuore scende la scala del tempo in cui non dimori
e il tuo incontro
sono pianure e pianure di silenzio ...>>
è da giorni che siamo fermi a ieri – hara masumi
alla fine dell’estate chi è stato l’ultimo a uscire dal mare?
l’ultimo è tornato a casa senza chiudere il coperchio del mare
e da allora per tutto questo tempo il mare è rimasto scoperchiato
i ciliegi, le dalie, le creste di gallo
i girasoli, le margherite e i papaveri
perché continuano a fiorire
ancora e ancora
in questo mondo senza te? ...>>
come un amore rifiutato – antonio tabucchi
sono qui e nessuno mi conosce, sono un volto anonimo in questa moltitudine di volti anonimi, sono qui come potrei essere altrove, è la stessa cosa, e questo mi dà un grande struggimento e un senso di libertà bella e superflua, come un amore rifiutato
in un arabesco senza fine – pietro citati
allora il viaggiatore scopre di possedere una forza che credeva di avere smarrito. sale montagne, attraversa deserti, scala sentieri dove soltanto le capre brucano un magrissimo cibo, resta per giorni a contemplare i ricami di una moschea o i cortei scolpiti lungo le scale di un palazzo. non conosce più tempo né spazio; e spera che la linea del suo itinerario si allunghi, si allunghi fino a trasformarsi in un labirinto complicatissimo o in un arabesco senza fine, e non si chiuda più su sé stessa. sebbene i volti amati gli si affaccino vivissimi alla memoria, non vorrebbe tornare. pensa di aver trascurato i luoghi essenziali, sconosciuti a lui stesso e a tutti. sogna altri monumenti, altre chiese, altre rovine, e gli altri paesi che stanno dopo il confine, nei quali forse il viaggio dovrà trovare il suo compimento
quasi profeticamente – milena jesenská/franz kafka
[…] lo conoscevano in pochi perché era un individuo solitario, un uomo sapiente, spaventato dal mondo. da anni era affetto da una malattia polmonare e sebbene la curasse, tuttavia consapevolmente la nutriva e incoraggiava col pensiero. quando l’animo e il cervello non riescono più a tollerare il peso, scrisse una volta in una lettera, i polmoni se ne addossano la metà, affinché esso perlomeno sia meglio distribuito. cosí fu anche per la sua malattia. essa gli conferiva una delicatezza quasi stupefacente, un raffinamento d’ingegno del tutto alieno da compromessi; ma lui, l’uomo, aveva scaricato sulla malattia tutta la propria angoscia intellettuale. era timido, timoroso, delicato e buono, ma i suoi libri sono crudeli e dolorosi. nel mondo scorgeva invisibili demoni, che straziano e distruggono l’essere umano indifeso. ...>>
scappa – amelie nothomb
non c’è tormento che resista all’espansione di sè nell’universo. il mondo sarebbe così grande per niente? la lingua dice una cosa giusta: darsela a gambe vuol dire salvarsi. se stai morendo, scappa. se stai soffrendo, datti una mossa. non esiste altra legge che il movimento.
una per entrare e una per uscire – haruki murakami
da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire.
rigorosamente divise.
dalla porta d’ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare.
tutti seguono questa regola.
possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via.
c’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. qualcuno è morto.
fatto sta che non è rimasto nessuno. tranne me, unico superstite.
la loro assenza è sempre con me. le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia. ho il sospetto che l’immagine che avevano di me fosse proprio quella giusta.
per questo sono venuti tutti qui da me e per questo alla fine sono andati via. ...>>
aromi di terre lontane – bruno schulz
quei negozi così nobili, ancora aperti a notte inoltrata, erano sempre stati oggetti di fervidi sogni. fiocamente illuminati, scuri e solenni, i loro interni odoravano intensamente di vernici, lacca, incenso, aromi di terre lontane e merci rare
ogni volta un po’ meno se stesso – nadia terranova, ofra amit
la materia pullulava di vita, bisognava solo stanarla e forgiarla. jakob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un po’ meno se stesso
senza temere baci diseguali – patrizia cavalli
se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci diseguali
e mi dicessi “amore mio,
ma che è successo?”, sarebbe un pezzo
di teatro di successo
d’improvviso – marcello fois
nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. d’improvviso c’è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza
oltre il blu – david foster wallace
ho imparato che in realtà ci sono intensità di blu anche oltre il blu più limpido che si possa immaginare
i pensieri, gli occhi, la vita – massimo rocchi
una volta, il figlio di un principe, sentì cantare una donna dietro al muro del suo palazzo, in strada. se ne innamorò. ogni giorno se ne beava, senza vederla. il suo desiderio era sempre più grande. chiese al padre di uscire a conoscerla. il padre rifiutò. il figlio non era mai uscito dal suo palazzo, per un futuro re, non era ancora il momento. un saggio disse: maestà, acconsenta, ma non lo faccia uscire dalla porta, quanto gli dia una scala. lui salirà con passione, e guardandola, o sarà amore eterno, o tutto cesserà in un istante. l’immaginazione nutre i pensieri, gli occhi, la vita.
non si sa cosa sia diventate il giovane, se re, marito, o pellegrino.
il frullare dei sogni – boris pasternak
amare gli altri è una pesante croce,
ma tu sei bella senza ghirigori,
ed il segreto della tua vaghezza
è l’enigma risolto della vita.
a primavera si sente il frullare dei sogni
e il fruscìo di novità e certezze.
tu sei della stirpe di tali princìpi.
come l’aria il tuo senso è spassionato.
e’ facile svegliarsi e veder chiaro,
spazzare dal cuore il pattume verbale
e vivere senza intasarsi in anticipo.
tutto questo è una piccola scaltrezza
questo miscuglio di stupore e di esperienza – mario benedetti
tutte le istanze della mia vita hanno qualcosa di tuo
e questo in verità non ha niente di straordinario
obbiettivamente lo sappiamo da sempre tutti e due.
tuttavia c’è qualcosa che vorrei chiarirti,
quando dico tutte le istanze,
non mi riferisco a quanto accade ora,
questo fatto di aspettarti e alleluia trovarti,
e poi mannaggia perderti,
per ritrovarti ancora,
e speriamo mai più. ...>>
confondendo memoria e desiderio – thomas stearns eliot
aprile è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera. ...>>
tutto, tranne quell’istante – titos patrikios
gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato
ti aggrappasti al mio braccio
il nostro personalissimo linguaggio – giovanna canzi
«nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola se io e i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: “non fate malagrazie!”. se inzuppavamo il pane nella salsa gridava: “non leccate i piatti! non fate sbrodeghezzi! non fate potacci!”». così natalia ginzburg nell’incipit del suo lessico famigliare (einaudi) ci prende per mano e ci conduce, pagina dopo pagina, fra le stanze segrete di una casa dove genitori, figli, fratelli e sorelle sono legati da un linguaggio che rivela un’intimità da cui il mondo esterno è escluso [...] leggendo questo libro [...] immediatamente penseremo a quali termini affettuosi e personali ritmano l’intimità del nostro quotidiano. giri di parole che con il passare del tempo diventano sempre più numerosi, perché sono lo specchio di un legame che cresce e si consolida sempre più. se, infatti, all’inizio della nostra avventura famigliare avremo ancora nelle orecchie e sul palato quei modi di dire che appartenevano alla nostra infanzia (a casa mia se uno cadeva dalle nuvole eravamo soliti dire: «sono tornati i piccioni?», ...>>

























